CARTA
DI MONASTIER
DICHIARAZIONE
DI INTENTI (Carta di Monastier)
Perché
l'acqua
L'acqua
è simbolo eterno della vita, luogo della indispensabile riconciliazione
tra l'uomo e la natura, materia primigenia, forza di evoluzione,
dominio della ricerca scientifica, della sperimentazione dell'ingegno
umano e dell'ispirazione artistica, condizione per ogni insediamento
umano. Eppure oggi è soprattutto merce.
Nel
mondo "sviluppato" le forme dell'acqua libera sono state
sostituite dai meccanismi economici, sociali e urbani dell'acqua
intubata. Nel mondo delle povertà, le forme dell'acqua libera
vanno drammaticamente spegnendosi. L'acqua, fonte di vita, bene
indispensabile ad ogni essere vivente, è sempre più carente e
di scarsa qualità. Oltre alla siccità quantitativa si affaccia
una "siccità qualitativa", che può diventare oggetto
di gravi conflitti, fra diversi utenti a livello locale, fra diverse
nazioni a livello internazionale, quando il comune pacifico uso
di una risorsa transfrontaliera diventa impossibile. L'evoluzione
di tali conflitti, anche nei casi più attuali, dipende essenzialmente
da fattori culturali, dalle diverse percezioni del valore dell'acqua
nei vari contesti etnici e sociali. Lavorare perché questi conflitti
si risolvano, non è perciò un compito puramente tecnico; anzi,
appare sempre più necessaria una autentica battaglia di idee per
una nuova civiltà dell'acqua.
Perché
la civiltà dell'acqua
Per
civiltà dell'acqua intendiamo quell'insieme di conoscenze e di
comportamenti che non solo approfondiscano e allarghino la coscienza
critica degli sprechi e degli abusi dell'acqua in quanto risorsa,
ma contribuiscano a trasformare la scala di valori in uso nella
nostra civilizzazione e nell'attuale fase storica, e a costruire
un nuovo sistema di riferimenti etici e culturali necessari ad
un uso e ad un governo lungimirante delle acque, e, più in generale,
del territorio, dell'ambiente e del paesaggio. Si tratta di contribuire
a cambiare radicate consuetudini individuali e collettive, lavorando
ad una nuova "antropologia dell'acqua", nella quale
emergano il valore della natura e il valore della memoria.
Tale
cambiamento va traguardato, nella lunga durata, tra la conoscenza
di un passato plurimillenario e la propensione verso un futuro
che assuma la civiltà dell'acqua come pilastro indispensabile
di una nuova qualità della vita.
L'acqua,
la più potente e duratura testimonianza della storia della natura
e della storia dell'uomo, diventa cosi una delle "questioni"
attuali più drammatiche e una delle sfide più ricche di tensioni
immaginative e di implicazioni economiche politiche sociali.
Perché
un centro internazionale per la civiltà dell'acqua
Occorrono
molte energie, molti investimenti e uno specifico motore di iniziative
per innescare questo processo culturale e ideale, denso di conseguenze
anche nella vita pubblica, nel governo delle città, nella gestione
del territorio, nella cura dell'ambiente e del paesaggio.
Il
centro non va immaginato come un istituto universitario o un centro
studi, e non si prefigge di occupare spazi già occupati dalle
comunità scientifiche. Il centro va piuttosto immaginato come
medium tra conoscenze specialistiche e loro divulgazione in larghi
strati della società. Il sapere degli specialismi è impotente
se non si trasforma in consapevolezza diffusa della drammatica
complessità che la "questione acqua" ha assunto nel
mondo, così come nel nostro microcosmo.
Intendiamo
dunque rispondere all'esigenza imperativa di mutamento dei comportamenti
e contribuire alla diffusione di una nuova alleanza tra l'uomo
e la natura, tesa verso le sfide di oggi e di domani.
Il
centro va perciò costruito come crogiuolo vivo di attività culturali,
capace di:
raccogliere
ed elaborare informazioni e documentazioni (libri, riviste, dossier,
inediti, carte, nastri, ) scientifiche, culturali e progettuali,
che siano utili per approfondire e diffondere la civiltà dell'acqua;
- raccogliere
e catalogare testimonianze delle civiltà materiali legate all'acqua,
salvaguardare e valorizzare la loro memoria, anche attraverso
esposizioni permanenti, in spazi acquei adeguati, tali da costituire
nel tempo un vero e proprio museo dell'acqua;
- erogare
informazioni scientifiche e normative utili a cittadini e a
comunità, ad amministratori e legislatori;
- diffondere
nuovi comportamenti e attitudini verso il patrimonio delle acque,
a partire dall'infanzia attraverso la scuola;
- segnalare
esperienze esemplari, casi emblematici, lavori meritevoli anche
ricercando sostegni idonei alla loro diffusione;
- incentivare
studi e organizzare riflessioni su "questioni di confine",
locali o internazionali, oltre la rigidità degli statuti universitari,
all'incrocio tra discipline scientifiche, tecnologiche, amministrative,
ambientali e paesaggistiche;
- promuovere
concorsi, pubblicazioni, progetti sui temi della civiltà dell'acqua;
- contribuire
a riportare l'acqua nell'alfabeto compositivo della città (piazze,
spazi aperti, edifici pubblici, scuole, chiese) e della casa
(parchi e giardini privati);
- organizzare
manifestazioni culturali, seminari, conferenze, convegni, eventi
esposizioni, campagne mirate tendenti ad approfondire e diffondere
temi e aspetti locali e internazionali della civiltà dell'acqua;
- partecipare
a programmi, iniziative e incontri pertinenti promossi da organizzazioni
internazionali.
Perché
il Sile
Le
condizioni che ci spingono a legare il centro all'area veneta,
sono da ricercare innanzitutto nella presenza del tutto particolare
dell'acqua nella forma e nella vita del suo territorio, del suo
ambiente e del suo paesaggio. Ricca com'è di memoria, di esperienza,
di potenziali energie, questa regione appare elettivamente legata
alla "civiltà dell'acqua" nella varietà delle forme,
dalle falde alle risorgive, dalle zone umide ai fossi ai canali,
dai fiumi alle lagune, segni profondi della propria geografia
e della propria storia, della propria identità e del proprio destino.
Ci
pare dunque ragionevole affermare che un Centro che intende vivere
e operare per una nuova civiltà dell'acqua possa trovare qui un
terreno particolarmente fertile.
In
particolare il Sile, paesaggio sacro della natura e della cultura
dell'acqua, si colloca nel baricentro di un ampio territorio,
che contiene al suo interno l'antologia pressoché completa dei
modi e dei problemi dell'acqua, dalla montagna al Delta, dal lago
alla laguna, e che costituisce perciò un ambito privilegiato per
la elaborazione e la sperimentazione di nuovi comportamenti e
di nuovi valori.
Monastier,
8 maggio 1996
